“Con il lavoro ridiamo dignità alla nostra terra”

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“Con il lavoro ridiamo dignità alla nostra terra”

| 29 Novembre 2021 | Pubblicato in Blog, InnovatoriTaggato , , Semi di Vita

«Con il lavoro ridiamo dignità alla nostra terra». Angelo Santoro presenta così, con parole semplici ma dense di significato, il progetto innovativo di agricoltura sociale e rigenerazione urbana della cooperativa “Semi di Vita” che sta dando una nuova speranza al territorio di Valenzano, una cittadina a dieci chilometri da Bari. In uno dei più grandi beni confiscati alla mafia di tutta la regione Puglia (un lotto unico da 26 ettari), là dove un tempo si contavano migliaia di piante d’olivo, il paesaggio sta mutando di pari passo con la mentalità di una popolazione che è stanca di essere schiacciata da ritorsioni, violenze, soprusi e illegalità. Ancora una volta, l’esempio parte dai giovani.

«Nell’ottobre del 2020 – spiega il presidente della cooperativa – abbiamo vinto un finanziamento regionale sul welfare che ci consentirà di investire 300mila euro. È una sferzata importante sul progetto complessivo che richiede un investimento da un milione di euro nell’arco di 10 anni. D’altra parte, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati ha predisposto un bando che non è adeguatamente tarato per la gestione di questi beni, che possono valere anche due o tre milioni di euro. La legge 109/96 è stata molto innovativa ma forse ciò che è stato fatto sino ad oggi non è sufficiente». 

In questa proprietà la mafia avrebbe voluto costruire un campus universitario per 3.000 studenti, con 500 appartamenti. Negli anni Ottanta queste terre producevano le olive di qualità Lampante (l’olio che veniva utilizzato per le lampade, in quanto dotato di elevata acidità: era la produzione che caratterizzava questo territorio). C’erano undicimila alberi, in buona parte secolari; negli anni Novanta ne sono rimasti appena 500, a causa di una sciagurata e incontrollata eradicazione. «A breve scenderemo a 250», annuncia Santoro. «Non ci siamo mai persi d’animo e, giusto per iniziare a lavorare, siamo partiti con un ettaro coltivato a fave e un altro ettaro a melograni, grazie a 600 piante donate da Fortunale, una start up di Cassano delle Murge che ha fatto diverse operazioni di crowdfunding. Loro producono maglioni biologici: per ogni capo venduto, hanno permesso ai loro clienti di impiantare un albero che, non a caso, riporta il codice del maglione abbinato ad esso. Il titolare Ivan Aloisio non riusciva a trovare un’area sufficientemente grande dove impiantarli, sino a quando non hanno conosciuto noi. Questa operazione ha creato una straordinaria gara di solidarietà, condotta con grande trasparenza: ognuno ha potuto verificare di persona ciò che è stato fatto».

«Il primo dicembre 2019 il Comune ha iniziato a bonificare i terreni (sono state raccolte 620 tonnellate di rifiuti, soprattutto di origine edile). Per un anno siamo rimasti bloccati, ne abbiamo approfittato per contattare scout, parrocchie e associazioni di volontariato per raccontare le nostre attività. È stata l’occasione per fare una bella scoperta: c’era una grande voglia di riscatto da parte dei valenzanesi. In coincidenza con il decimo anniversario dell’Operazione Domino (coordinata dalla Dda di Bari, ha stroncato una delle principali cosche mafiose pugliesi, ndr), ci siamo ritrovati in 350 persone: tutte desiderose di mettere a dimora un alberello da riforestazione. Le piantine non erano sufficienti, ne avevamo 300, ma l’entusiasmo è stato contagioso. Lì abbiamo capito che Valenzano si era accorta di avere bisogno di un’occasione di sviluppo. Sino a quel momento era stato un paese sequestrato dalla mafia, non a caso nel 2017 c’era stato lo scioglimento del Comune. Oggi una cospicua parte della popolazione desidera, anzi, pretende di vivere senza l’etichetta di paese in mano alla mafia. Certo, ci sono resistenze di una parte della popolazione che ancora non ci conosce. Ma noi, anche grazie al bando regionale, faremo il possibile per far rifiorire questa proprietà».

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