Le diversità delle colture come risposta alla crisi alimentare

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Le diversità delle colture come risposta alla crisi alimentare

| 21 Giugno 2022 | Pubblicato in BlogTaggato , , , ,

Una delle strade perseguibili per far fronte la crisi alimentare che sta colpendo il pianeta a tutte le latitudini è la variazione della nostra alimentazione puntando su colture che resistono meglio a condizioni climatiche estreme e sono più nutrienti. Le rese del sorgo stanno aumentando nell’Africa subsahariana. La FAO sta promuovendo il miglio, tra cui il teff in Etiopia e il fonio in Senegal. Alcune varietà tradizionali di patata dolce crescono bene in condizioni di caldo estremo. 

Da questo punto di vista, una soluzione potrebbero essere le banche dei semi, sempre più considerate una risorsa inestimabile che un giorno potrebbe prevenire una crisi alimentare mondiale. In tutto il mondo sono circa 1.700: ospitano collezioni di specie vegetali preziose per la ricerca scientifica, l’istruzione, la conservazione delle specie e la salvaguardia delle colture indigene. In questo approfondimento sul Guardian, ne vengono presentate alcune, dall’Artico al Libano, che cercano di salvaguardare la biodiversità.

La più grande collezione di diversità delle colture al mondo è il Global Seed Vault in Norvegia. “Milioni di piccoli granelli provenienti da più di 930.000 varietà di colture alimentari sono conservati a Spitsbergen, parte dell’arcipelago norvegese delle Svalbard. Un’enorme cassetta di sicurezza che contiene la più grande collezione di biodiversità. Lo scopo del caveau è conservare i duplicati (backup) dei campioni di semi delle collezioni mondiali di colture”, scrive Sara Manisera del collettivo FADA. “La diversità genetica contenuta nel caveau potrebbe fornire i tratti di DNA necessari per sviluppare nuovi ceppi per qualsiasi sfida che il mondo o una particolare regione dovrà affrontare in futuro”.

Un altro centro importante, l’ICARDA, si trova nella valle della Bekaa, tra le montagne al confine tra Libano e Siria, dove “un gruppo di ricercatori studia e conserva i semi locali del Mediterraneo e della Mezzaluna fertile, un patrimonio che sta scomparendo con gli anni, sostituito dalle varietà ibride importate utilizzate nelle monoculture”, raccontano Manisera e Arianna Poletti in un servizio per la Radiotelevisione Svizzera. Centinaia di varietà e di genomi sono studiati, duplicati e poi trasferiti proprio alla Banca dei semi delle isole Svalbard, in Norvegia, “garante della preservazione della diversità delle colture nel mondo”.

Nei semi “si trovano le fondamenta della nostra futura sicurezza alimentare e nutrizionale, e la possibilità di un mondo senza fame”, afferma al Guardian Stefan Schmitz, direttore esecutivo del Global Crop Diversity Trust, un’organizzazione dedicata alla conservazione della diversità delle colture per la sicurezza alimentare. “Banche dei semi ben finanziate e ben mantenute sono fondamentali per ridurre l’impatto negativo della crisi climatica sulla nostra agricoltura a livello globale”.

Dottore di ricerca in Etnologia ed Etnoantropologia, si occupa di antropologia urbana, antropologia delle istituzioni e dei movimenti politici, antropologia visuale. È stato docente di Sociologia Urbana alla Facoltà di Architettura dell’Università della Basilicata, ha svolto ricerche sul campo nelle città di Mantova e Roma. Ha collaborato con l’Urban Center Metropolitano di Torino per un progetto di recupero e riutilizzo degli spazi verdi del quartiere Barriera di Milano. È autore di diversi saggi di antropologia urbana e curatore del volume Voci della città. L’interpretazione dei territori urbani (Carocci, Roma, 2011). Nel 2006 ha fondato l’associazione culturale Anthropolis, impegnata in ricerche di antropologia urbana. Dal 2013 ha collaborato con la cooperativa Camera a Sud per il progetto “Archivio di Confine”, archivio web dei confini mobili urbani dell’area della provincia BAT (Barletta Andria Trani); con l’associazione Glooscap per i progetti “Album di Famiglia” (per la realizzazione di un archivio immateriale pugliese attraverso fotografie amatoriali conservate negli album di famiglia) e “L’ex distilleria di Barletta tra memoria e trasformazione” (per la realizzazione dell’archivio digitale “Senses of Place”); con l’associazione INUIT per la realizzazione di laboratori di autobiografia, cinema documentario e fotografia sociale rivolti a figure di marginalità sociale; con l’IRS Milano per la realizzazione dell’Archivio audiovisivo della memoria della città di Grottaglie nell’ambito del progetto”MeTe - Memoria e Territorio”. Dal 2010 su valigiablu.it scrive di cambiamento climatico, media e news literacy, transizione alimentare, ecologica ed energetica.

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